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Approfondimenti > Anagrafe - Stato Civile > COMMENTO AL DPR 445/2000
COMMENTO AL DPR 445/2000
Published by FormConsulting on 6/6/2006 (2540 reads)
Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di
documentazione amministrativa
****************
a cura di Giuseppe Cassatella

D P R 445 / 2000
TESTO UNICO DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI IN MATERIA DI DOCUMENTAZIONE AMMINISTRATIVA IN VIGORE DAL
7 MARZO 2001



L’organizzazione della pubblica amministrazione italiana si è significativamente modificata nel corso di questi ultimi anni. I passi più salienti sono stati compiuti dalle cosidette “Leggi Bassanini” che hanno proposto una razionalizzazione dei processi burocratici e l’eliminazione di adempimenti impropriamente richiesti agli utenti.
In sintesi, si può affermare che il modello in vigore fino a pochi anni fa di una pubblica amministrazione “burocratica”, in cui il cittadino era al servizio dell’amministrazione, gravato dall’onere di fornire prove dei suoi diritti, si è proiettato verso una dimensione di una p.a. “democratica”, al servizio del cittadino e garante essa stessa dei suoi diritti.
In questo nuovo modello gli adempimenti riservati al cittadino sono riconducibili alla sola comunicazione dell’evento; tocca agli uffici pubblici reperire le informazioni necessarie per il procedimento in corso, direttamente dagli archivi presso cui sono depositate.
La recente entrata in vigore del DPR 445/2000, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 2001, oltre a raccogliere e coordinare le numerose disposizioni che si sono susseguite nel corso degli anni in materia di documentazione amministrativa, con l’intento di favorire una interpretazione delle norme univoca e coerente, oltre che di rendere la consultazione più semplice, introduce profondi mutamenti del quadro di riferimento normativo.
La materia era regolata da un grande numero di fonti diverse; al nucleo iniziale, rappresentato dalla legge 15 del 1968, si sono sovrapposte negli ultimi anni, e spesso in modo episodico, una grande quantità di disposizioni inserite in testi legislativi eterogenei (si pensi ad esempio alla legge 127 del 1997, alla 191 del 1998, al DPR 403/1998 e alla Legge annuale di semplificazione n. 340/2000) con conseguente frammentazione delle fonti tale da mettere in difficoltà gli operatori chiamati ad applicarle.
Per conseguire l’obiettivo di superare la frammentazione e nella ricerca di organicità della disciplina nel nuovo testo unico si è ricorsi talvolta all’inserimento di disposizioni nuove e di raccordo e, anche, operando nello stesso articolo una sorta di commistione tra disposizioni contenute in fonti di rango diverso (legge e regolamento).E’ questo il caso , ad esempio, dell’art. 46 del T.U. nel quale sono state integrate in un unico articolo la casistica delle dichiarazioni sostitutive di certificazione , già suddivise tra l’articolo 2 della legge 15/68 e l’art. 1 del D.P.R 403/99.
La compresenza , nel medesimo testo, di disposizioni diversamente collocate nella gerarchia delle fonti ha posto inoltre, sul piano pratico, il rilevante problema di come evitare da un lato una ulteriore rilegificazione di norme secondarie e, dall’altro di come agevolare l’opera di aggiornamento periodico prevista dall’art. 7 della legge 50/99. La soluzione adottata è stata quella di predisporre tre testi distinti (A,B,C):
 Il testo A, che contiene l’insieme di tutte le disposizioni, legislative e regolamentari e che consente una piena visione dell’impianto normativo nel suo insieme;
 Il testo B, recante le sole norme di rango legislativo, che sarà emanato con decreto legislativo;
 Il testo C, recante le disposizioni non legislative, che sarà invece emanato con la procedura propria dei regolamenti di delegificazione.
E’ necessario peraltro precisare che nell’ipotesi in cui una norma non risulti indicata né fra quelle non inserite né fra quelle abrogate, essa dovrà intendersi in ogni caso abrogata in virtù di quanto disposto dall’art. 7, comma 3, della legge 50/99.
Il Testo Unico raccoglie e coordina, da un lato, le norme in materia di documentazione amministrativa e, dall’altro, le norme in materia di redazione e gestione dei documenti informatici.
Per quanto riguarda le prime, il principale obiettivo è stato quello di coordinare in modo sistematico la normativa dettata con la legge 15/68 con gli interventi di modifica e di integrazione effettuati negli ultimi anni.
Per quanto riguarda invece le norme di redazione e gestione dei documenti informatici, l’obiettivo perseguito è stato quello di armonizzare il loro contenuto fortemente innovativo con le norme riguardanti la documentazione amministrativa tradizionale. Va sicuramente apprezzato lo sforzo di non “isolare” le norme in materia di documento informatico ma di collegarle strettamente ai diversi ambiti della disciplina “tradizionale”. Un esempio significativo in questo senso è rappresentato dall’art. 23 in cui sono riunite le norme in materia di firma digitale alle norme in materia di sottoscrizione di documenti amministrativi e atti pubblici.
Questo testo unico rappresenta la fase di transizione dai documenti cartacei a quelli informatici verso il futuro nuovo regime delle certezze pubbliche fondato in prevalenza su strumenti informatici e telematici.
Questo testo unico rappresenta la fase di transizione dai documenti cartacei a quelli informatici verso il futuro nuovo regime delle certezze pubbliche fondato in prevalenza su strumenti informatici e telematici.
Sono state introdotte alcune disposizioni innovative, volte a rendere più agevole l’applicazione della normativa e a compiere ulteriori passi sulla strada della progressiva eliminazione dei certificati, in attuazione dell’art. 1 della legge n. 127/97.

(art.1)
DEFINIZIONI
L’articolo in esame fornisce le definizioni dei più importanti istituti giuridici attinenti alla documentazione amministrativa e oltre a riportare definizioni già contenute in precedenti testi ne introduce altre di carattere innovativo.
Ad esempio la differenza tra documento di riconoscimento (che consente l’identificazione personale del titolare) e documento d’identità che ha come finalità prevalente la dimostrazione dell’identità personale del suo titolare.
Ancora la firma digitale cioè la firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento o di un insieme di documenti informatici. Per la gestione dei documenti per la registrazione nella fase di ingresso e uscita dalle Pubbliche Amministrazioni.
Per ultimo la definizione di documento amministrativo inteso come ogni rappresentazione comunque formata, del contenuto di atti, anche interni, delle pubbliche amministrazioni o, comunque, utilizzato ai fini dell’attività amministrativa; e documento informatico inteso come la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti.

( art. 2 )
SOGGETTI COINVOLTI NELLA APPLICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI AUTOCERTIFICAZIONE DISCIPLINATE DAL DPR 445/2000

1. Le amministrazioni pubbliche
2. I gestori di servizi pubblici nei rapporti con l’utenza
3. Privati che lo consentono
Mentre i primi due soggetti risultano sempre obbligati alla applicazione delle disposizioni del DPR 445, per i privati tale applicazione è facoltativa nel senso che ne viene estesa la possibilità di utilizzo. In un primo bilancio, tale opportunità si è riscontrato essere particolarmente interessante per banche e assicurazioni.
Occorre invece soffermare l’attenzione sui gestori di pubblici servizi: questi sono tenuti alla applicazione delle norme nei rapporti con l’utenza ma possono scegliere di non farlo, in quanto soggetti privati, nei rapporti con il proprio personale, con le imprese che partecipano alle gare ecc…. Emblematico in tale senso è il caso dell’ente Poste. Nella gestione dei servizi postali è tenuto ad accettare autocertificazioni, non altrettanto nello svolgimento di attività connessa alla erogazione di servizi bancari.
Così, paradossalmente, si può riscontrare che servizi privati (es: banche) debbano conformarsi alle disposizioni del DPR 445 qualora svolgano attività in concessione (es: riscossione tributi).
Deroga, invece, dal principio generale che obbliga tutte le pubbliche amministrazioni ad accettare autocertificazioni e/ o dichiarazioni sostitutive, l’autorità giudiziaria.

( art. 3)
SOGGETTI DESTINATARI DELLE DISPOSIZIONI di cui agli art. 46 e 47
1. I cittadini italiani e della Unione europea
2. Le persone giuridiche, le pubbliche amministrazioni, associazioni ecc.., aventi sede legale in Italia o in uno dei paesi dell’U.E.
3. I cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, limitatamente a fatti e/o eventi certificabili in Italia
4. I cittadini extracomunitari nei procedimenti relativi a materie disciplinate da convenzioni tra Italia e rispettivi paesi d’origine
Va evidenziato, in particolare, il superamento del limite, presente nelle disposizioni precedenti, della obbligatorietà della iscrizione nella anagrafe della popolazione residente per potersi avvalere, da parte dei cittadini extracomunitari, delle disposizioni di semplificazione

( art. 4)
CASI DI IMPEDIMENTO ALLA SOTTOSCRIZIONE
Rispetto alla previgente disciplina, tre sono le novità di maggior rilievo:
a) La omissione, nella dichiarazione che il pubblico ufficiale raccoglie, della causa dell’impedimento alla sottoscrizione, per ragioni di tutela della riservatezza di dati personali relativi della salute del cittadino. Deve essere semplicemente indicata l’esistenza di un impedimento.
b) La disciplina della impossibilità temporanea alla sottoscrizione, legata sempre a motivi di salute. In questo ultimo caso la dichiarazione, da rendersi davanti ad un pubblico ufficiale (notaio, cancelliere, segretario comunale, dipendente addetto a ricevere la documentazione, dipendente incaricato dal Sindaco) - che ha l’obbligo di accertare l’identità del dichiarante - può essere sottoscritta dal coniuge, dai figli o, in mancanza, da altro parente in linea retta o collaterale fino al 3° grado. Il codice civile identifica tali soggetti in:
 Linea retta: genitori, nonni, bisnonni, figli, nipoti e pronipoti
 Linea collaterale: fratelli, zii, nipoti.
c) La esplicita indicazione che le suddette disposizioni non si applicano in materia di dichiarazioni fiscali
Rimane in tal modo aperto il contenzioso che operatore anagrafico registra nel momento in cui rifiuta di “raccogliere “ la dichiarazione di persona affetta da patologia tale da invalidarne la capacità di comprensione ma nei cui confronti non è stata aperta tutela .

( artt. 18,19 e 19bis )
AUTENTICA DI COPIE
Il Testo unico è intervenuto ampliando i casi in cui è ammessa la possibilità di sostituire, attraverso una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, l’autentica di copia di un documento con la dichiarazione di conformità all’originale.
In particolare ciò è possibile per:
- La copia di un atto o di un documento rilasciato o conservato da una P.A
- La copia di una pubblicazione, di un titolo di studio o di servizio
- La copia di documenti fiscali
La modalità prevista per la conformità di una copia all’originale è quella della sottoscrizione innanzi al dipendente addetto oppure l’invio per fax e/o la presentazione con la fotocopia del documento di identità. Inoltre con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in calce alla copia stessa (art.15 Legge 3/2003 istitutivo dell’art.19bis)
Attenzione: In questo caso non è dovuta l’imposta di bollo.
Le modalità fissate per l’autenticazione di copia sono quelle operate:
• dal pubblico ufficiale presso il quale è depositato l’originale o al quale deve essere prodotto; dal notaio; dal cancelliere; dal segretario comunale; dal funzionario incaricato dal Sindaco
• da parte del responsabile del procedimento per il quale è richiesta la copia o da parte del dipendente addetto a ricevere la documentazione . In questo caso la copia vale solo per il procedimento in corso.
Attenzione: In entrambi i casi è dovuta l’imposta di bollo.

( artt. 21 e 38 )
MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DI ISTANZE E DICHIARAZIONI SOSTITUTIVE DELL’ATTO DI NOTORIETA’

Il Testo Unico stabilisce, in modo definitivo, che esistono due sole possibilità per considerare validamente e autenticamente sottoscritte istanze e/o dichiarazioni sostitutive rivolte alle pubbliche amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi:
 sottoscrizione davanti al dipendente addetto
 presentazione, o invio per fax o posta, allegando la fotocopia, non autenticata, del documento di identità della persona che ha sottoscritto. La fotocopia va inserita nel fascicolo.
Rimane, dove prevista in precedenza, l’imposta di bollo per le istanze.

L’ autenticazione di firma con le modalità tradizionali (davanti al notaio, segretario comunale, cancelliere, dipendente addetto a ricevere la documentazione e incaricato dal Sindaco), con assolvimento dell’imposta di bollo, è tuttora prevista per le dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà da:
• produrre ai privati
• utilizzare per la riscossione di benefici economici (pensioni, contributi) da parte di altre persone.
Una novità in questo campo è rappresentata dal D.Lgs n. 271/89 (Norme di attuazione del nuovo codice di procedura penale) all’ art. 39 ha previsto che - salvo speciali disposizioni - qualora venga richiesta dal codice di procedura penale la sottoscrizione di un atto, tale formalità possa essere effettuata anche dal funzionario delegato dal Sindaco- o dal segretario comunale - ai sensi proprio dell’art. 39 del richiamato D.Lgs in esenzione dall’imposta di bollo.
Due esempi concreti:
- Procura speciale a compiere determinati atti processuali (art. 122 c.p.p.)
- Dichiarazione di querela (art. 337 c.p.p.)
Viene definitivamente superato l’obbligo di verificare l’esistenza di contestualità o di collegamento tra dichiarazioni sostitutiva e istanza.

( artt. 33 e 34 )
LEGALIZZAZIONE DI FIRME E DI FOTOGRAFIE

Per quanto attiene alla legalizzazione delle firme di atti da e per l’estero, il Testo Unico ripropone integralmente la disciplina prevista agli artt. 17 e 18 della legge 15/68.
Vale la pena ricordare che gli atti formati all’estero da valere in Italia debbono essere legalizzati, salve le esenzioni previste per gli Stati aderenti alle convenzioni internazionali adottate in materia, dalle nostre rappresentanze diplomatiche o consolari e non dalle Prefetture!
Questa “anomalia” è diffusamente riscontrabile nei documenti prodotti per la concessione della cittadinanza italiana, creando disagi tra cittadini e operatori di stato civile nel momento in cui ci si rifiuta di operarne la trascrizione anche se validamente utilizzati dal Ministero dell’Interno.
Neppure l’emanazione di apposita circolare di fine luglio 2000, di richiamo alle Prefetture, è riuscita a impegnare le stesse nel rispetto di tale formalità riconfermata anche nel Testo Unico.
In materia di legalizzazione di fotografie finalmente un punto fermo : tale legalizzazione è esente da bollo!
Viene riconfermata come modalità la presentazione delle fotografie da parte del diretto interessato presso le amministrazioni competenti al rilascio di documenti personali o presso il Comune dal funzionario incaricato dal Sindaco

( art. 35 )
DOCUMENTI DI RICONOSCIMENTO E DI IDENTITA’

In questo articolo vengono affermati due principi:
- un documento di riconoscimento (così come definito al punto c) dell’art. 1 del T.U.) può sostituire il documento di identità;
- la carta di identità ha come equipollenti:
 il passaporto
 la patente di guida
 la patente nautica
 il libretto di pensione
 il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici
 il porto d’armi
 le tessere di riconoscimento rilasciate da un’amministrazione dello stato, purché munita di fotografia e di timbro.
Viene confermata la scelta relativa alla volontà dell’interessato di indicare o meno lo stato civile.
In caso di documento di identità o di riconoscimento scaduto la esibizione dello stesso, in luogo della corrispondente certificazione, è possibile a condizione che l’interessato dichiari, in calce alla fotocopia del documento, che i dati in esso contenuti non sono cambiati

( artt. 43 e 46 )
ATTI O CERTIFICATI NON PIU’ RICHIEDIBILI

Non sarà più possibile richiedere, da parte delle P.A. e dei gestori di pubblici servizi, ai cittadini:
 certificati relativi a situazioni autocertificabili come puntualmente riportate all’art. 46 del T.U.
 documenti che essi stessi sono tenuti a certificare o che siano in loro possesso.
La richiesta di questi certificati costituisce violazione dei doveri d’ufficio.
Ovviamente il divieto opera per le pubbliche amministrazioni e non per i cittadini, nel senso che questi possono continuare a richiedere i certificati a loro uso e consumo e le pubbliche amministrazioni sono sempre tenute a rilasciarli.
Due le alternative previste in luogo dei certificati:
1. accettare l’autocertificazione
2. acquisire d’ufficio le relative informazioni, facendosi indicare dal cittadino gli elementi indispensabili per il reperimento dei dati.

Non possono essere invece sostituiti da autocertificazione i certificati sanitari, veterinari, di origine, di conformità CE, di marchi o brevetti.
Le amministrazioni debbono predisporre la modulistica necessaria per la redazione delle dichiarazioni sostitutive (di certificazione e/o di atto di notorietà) comprensive del richiamo alle sanzioni penali previste dall’art. 76 e l’informativa relativa al trattamento dei dati personali di cui all’art. 10 legge 675/1996. Nella modulistica relativa alle istanze vanno inoltre inserite le formule delle dichiarazioni sostitutive
Altra particolare attenzione deve essere prestata quando i dati richiesti siano direttamente riscontrabili dal documento di riconoscimento esibito dall’interessato. Ricordo che la registrazione di tali dati (= acquisizione di copia fotostatica del documento) ha lo stesso valore probatorio dei corrispettivi certificati a condizione che il documento sia in corso di validità.
Credo debba essere senza alcun dubbio apprezzato lo sforzo di uniformare tutte le P.A. all’obbligo di non richiedere più certificazioni. Il divieto limitato solo ad alcune amministrazioni (scuole, comuni, motorizzazione civile, università), come previsto dal DPR 403/1998, aveva di fatto consentito, come per il passato (vedere legge 15/1968) l’ inapplicabilità della norma.

artt. 38, 47 e 48 )
DICHIARAZIONI SOSTITUTIVE DELL’ATTO DI NOTORIETA’
La semplificazione immediatamente riscontrabile è quella relativa alla eliminazione dell’obbligo di collegamento a una istanza.
Il contenuto delle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà riflette sostanzialmente quello indicato all’art. 2 del DPR 403; sono cioè attestabili con questo strumento di semplificazione:
 fatti, stati e qualità personali a diretta conoscenza dell’interessato anche riferiti ad altri soggetti;
 fatti, stati e qualità personali non compresi nell’elenco dei dati autocertificabili (art. 46);
 la conformità all’originale della copia di un atto o di un documento (art. 19);
 lo smarrimento di documenti nei casi in cui, per ottenerne il duplicato, (vedi tessera elettorale) la legge non preveda la denuncia all’autorità giudiziaria.
La modalità di presentazione si differenzia a seconda del destinatario:
- se soggetto pubblico (o gestore di pubblici servizi) non vanno autenticate ma sottoscritte innanzi ad dipendente addetto oppure trasmesse unitamente a copia fotostatica del documento di identità del sottoscrittore;
- se soggetto privato hanno l’obbligo della autenticazione della firma con conseguente pagamento dell’imposta di bollo.
Ricordo infine che hanno valore definitivo, la stessa validità temporale dell’atto che sostituiscono e che è fatto obbligo alle P.A. di predisporre la relativa modulistica.
Il Ministero dell’Interno è intervenuto recentemente con propria Circolare n. 37 del 1.09.2004 definitivamente chiarendo in merito alla cosiddetta “DICHIARAZIONE DI VOLONTA ALLA CREMAZIONE” di cui all’art. 79 del DPR 285/90 resa dal coniuge o dai familiari aventi titolo precisando che – poiché i parenti del de cuius non esprimono in concreto un atto di volontà propria, ma riferiscono semplicemente un desiderio in merito alla cremazione della salma – debba, di fatto, essere considerata come una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà applicando conseguentemente, sia ai fini dell’autenticazione che delle modalità di sottoscrizione, il disposto di cui all’art. 38, comma 3 del DPR 445/00.

( art. 46 )
DICHIARAZIONI SOSTITUTIVE DI CERTIFICAZIONE
- Autocertificazione -

L’elencazione dei fatti, stati e qualità personali attestabili con autocertificazioni è integrato, rispetto ai casi indicati all’art. 1 del DPR 403/1998 da:
 dichiarazione di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale;
 dichiarazione di non trovarsi in stato di liquidazione o di fallimento e di non aver presentato domanda di concordato.
Caratteristiche della dichiarazione sostitutiva di certificazione:
- deve essere firmata dall’interessato, senza autentica, senza necessità di sottoscrizione innanzi al dipendente addetto e non deve assolvere imposta di bollo;
- può essere presentata da altra persona, inviata per fax (senza fotocopia del documento di identità) o per via telematica;
- è definitiva ed ha la stessa validità del certificato o dell’atto che sostituisce;
- la relativa modulistica deve essere predisposta dalle pubbliche amministrazioni con richiamo alle sanzioni penali (art. 76 del T.U.) e l’informativa relativa al trattamento dei dati personali.

( artt. 43, 71 e 72 )
CONTROLLI E ACQUISIZIONE DIRETTA
La grande attenzione, riscontrabile in tutto il testo unico, alle esigenze di semplificazione dell’azione amministrativa non ha fatto venir meno l’importanza della certezza pubblica - confermata attraverso la puntuale definizione del sistema dei controlli da attivarsi a campione o dietro a ragionevole dubbio - sulla veridicità delle dichiarazioni rese.
Il principio di semplificazione che anima tutto il testo unico parte dal principio inderogabile che i documenti che servono per un procedimento posto in essere da una pubblica amministrazione debbono essere dalla stessa acquisiti direttamente. I controlli e l’acquisizione diretta possono essere effettuati per via telematica o per fax.
Le amministrazioni certificanti debbono permettere la consultazione dei loro archivi senza oneri. Unico adempimento previsto è quello della individuazione delle misure organizzative adottate dalle stesse per consentire tale accesso. A tale scopo l’amministrazione che detiene gli archivi deve rilasciare a quelle che effettuano i controlli una autorizzazione nella quale debbono essere riportati i limiti e le condizioni di accesso al fine di assicurare le riservatezza dei dati personali.
A questo proposito va sottolineato che l’intervento normativo introdotto di più rilevante portata è senz’altro quello relativo alla determinazione che la consultazione diretta degli archivi - al fine del riscontro della veridicità delle dichiarazioni e di acquisizione diretta - è da considerarsi effettuata per finalità di rilevante interesse pubblico superando, in tale modo, la necessità di autorizzazione per il trattamento di dati personali e rendendosi pertanto compatibile con la normativa in materia di tutela dei dati stessi. Ovviamente questo fa sì che i dati da verificare o da acquisire debbano essere solo quelli strettamente necessari al procedimento.
Va ricordato inoltre che la consultazione diretta degli archivi supera, di fatto, l’esigenza di acquisire le relative certificazioni purché risulti identificata con certezza la fonte di provenienza.
Il testo unico è intervenuto correttamente a determinare:
- un tempo massimo, pari a 30 giorni, a disposizione delle pubbliche amministrazioni per rispondere alle richieste di controllo, decorso il quale si configura la violazione dei doveri di ufficio.
- le modalità per i controlli da parte di soggetti privati che intendono avvalersi della facoltà di accettare dichiarazioni sostitutive.
- la definitiva “equivalenza” dei documenti trasmessi via fax o per via telematica, quando sia possibile identificare la fonte di provenienza, a veri e propri originali, disponendone appunto il non invio in tempi successivi.
Vengono introdotti anche interventi a tutela del dipendente destinatario di dichiarazioni sostitutive:
- non è responsabile del contenuto delle stesse ma lo è sicuramente il cittadino nel caso in cui una dichiarazione si riveli falsa. In tal caso lo stesso decade dai benefici ottenuti e deve essere denunciato all’autorità giudiziaria .
- se le dichiarazioni presentano delle mere irregolarità o delle omissioni non riconducibili a falsità deve esserne data notizia al cittadino interessato per consentirne la regolarizzazione. In caso di mancata regolarizzazione il relativo procedimento non ha seguito.

( artt. 72 e 74)
DOVERI E RESPONSABILITA’ DEI DIPENDENTI PUBBLICI
Il Testo Unico elenca puntualmente i casi in cui il comportamento del dipendente costituisce violazione dei doveri d’ufficio:
1. mancata accettazione di dichiarazione sostitutiva di certificazione e/o di atto di notorietà
2. mancata risposta alle richieste di controllo entro 30 giorni
3. mancata accettazione di attestazione di stati, qualità personali e fatti resa attraverso la esibizione di un documento di riconoscimento
4. richiesta di certificati o di atti di notorietà nei casi in cui, ai sensi dell’art. 43, sia fatto obbligo di accettarne le relative dichiarazioni sostitutive
5. richiesta di certificato di assistenza al parto per la formazione dell’atto di nascita in luogo dell’attestazione.
Credo sia facilmente intuibile da parte di tutti che la previsione di sanzioni nei confronti di chi rifiuta di accettare questi strumenti dovrebbe consentire l’applicazione e il pieno utilizzo degli strumenti di semplificazione, scopo miseramente fallito con la legge 15/1968.
In generale si può comunque affermare che i dipendenti pubblici, salvo casi di dolo o colpa grave, sono esenti da qualsivoglia responsabilità non solo relativamente al contenuto delle dichiarazioni sostitutive ma anche per l’emanazione di atti adottati sulla base di dichiarazioni o di documenti falsi o contenenti dati non più rispondenti a verità, prodotti dall’interessato o da terzi.


IMPOSTA DI BOLLO

L’imposta si riferisce ad un vastissimo settore imponibile, regolato, attualmente, dal D.P.R. n.642 del 1972 e da altre numerose disposizioni che si sono succedute nel tempo e che risultano, a volte, comprese in leggi (precedenti e successive al DPR citato) aventi per oggetto particolari discipline non sempre di natura strettamente tributaria.
Si è venuto così a determinare un complesso di norme di non facile consultazione e di interpretazione specie per quanto riguarda il settore delle esenzioni e delle agevolazioni.
La struttura della disciplina è così articolata:
1) Norme di carattere generale che dettano disposizioni sull’imposta, sulla sua applicazione, sulla responsabilità dei funzionari, sulle sanzioni ecc..
2) Allegato A) che è un insieme di norme costituenti il tariffario vigente.Tale allegato è diviso in due parti: nella prima sono indicati gli “atti e scritti soggetti all’imposta di bollo sin dall’origine”, nella seconda gli “atti e scritti soggetti ad imposta di bollo solo in caso di uso”. A ben intendere le disposizioni dobbiamo tenere presente che il legislatore fiscale ha distinto gli atti avendo riguardo al tempo in cui sono assoggettati al pagamento dell’imposta in due categorie. Un atto è soggetto al bollo sin dall’origine quando il pagamento dell’imposta deve precedere l’eventuale sottoscrizione o chiusura (diploma) e, in caso di registri o di repertori, qualsiasi scritturazione. Si dice invece che un atto è soggetto a bollo in caso d’uso quando gli atti, i documenti e i registri sono presentati all’ufficio del registro per la registrazione (art.2 DPR 955 del 1982). E’, altresì, da tener presente che per gli atti soggetti a bollo solo in caso d’uso l’imposta è dovuta nella misura vigente al momento in cui se ne fa uso (art.6 DPR 642 del 1972).
3) Allegato B) che riguarda gli “atti e scritti esenti in modo assoluto dall’imposta di bollo”.
L’imposta si corrisponde: in modo ordinario che è il più conosciuto e più comune e che prevede l’uso della carta filigranata e bollata; in modo straordinario che prevede il pagamento o mediante l’uso di marche da bollo o mediante l’apposizione di un apposito “visto per bollo” ovvero mediante l’impressione meccanica del bollo a punzone; in modo virtuale che è un sistema del tutto particolare in quanto prevede il pagamento dell’imposta in contanti, direttamente, all’ufficio del registro o degli uffici autorizzati, senza l’apposizione di alcun bollo, marca o visto per bollo. L’autorizzazione al pagamento dell’imposta in modo virtuale è rilasciata dalla competente direzione generale delle Entrate e concessa a tempo indeterminata e può essere revocata. Gli atti e i documenti devono recare la dicitura indicante il modo di pagamento (virtuale) nonché gli estremi dell’autorizzazione. Il modo più comunemente usato attualmente è quello straordinario in quanto i comuni e gli altri enti pubblici territoriali sono stati autorizzati ad assolvere l’imposta mediante il diretto annullamento delle marche da bollo.
L’articolo 17 del D.P.R. 955 del 1982 prevede la responsabilità solidale per il pagamento dell’imposta, delle sopratasse e delle pene pecuniarie a carico di tutti i soggetti che sottoscrivono, ricevono o usano documenti (soggetti a bollo fin dall’origine) che non siano in regola con le disposizioni fiscali. Tra i responsabili sono compresi certamente anche gli operatori dei Servizi Demografici, che rilasciano unicamente documenti soggetti al bollo fin dall’origine. Per evitare di incorrere in sanzioni è dunque necessario che, all’atto del rilascio di documenti esenti, venga espressamente indicato l’uso al quale dovranno servire, in modo da poter risalire alla norma di esenzione di cui si invocano i benefici. Per i documenti non in regola con le disposizioni del bollo i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli Enti Pubblici non possono rifiutarsi di riceverli in deposito o accettare la produzione o assumere a base dei loro provvedimenti tali documenti. Sarà cura dell’ufficio che li ha ricevuti inviarli, per la loro regolarizzazione al competente Ufficio del Registro entro 30 giorni dal ricevimento (art.16 DPR 955 del 1982). In tale caso la violazione è accertata soltanto nei confronti del trasgressore solo se non ha partecipato alla formazione dell’atto stesso. E’ assolutamente vietato l’uso di marche deteriorate o usate in precedenza. Per l’inosservanza degli obblighi posti a carico dei soggetti interessati all’applicazione dell’imposta è dovuta la sanzione amministrativa da Euro 103,29 a Euro 206,58 (art.24); per la mancata corresponsione dell’imposta, in tutto o in parte, dovuta sin dall’origine oltre al pagamento del tributo è altresì dovuta una sanzione amministrativa dal 100 al 500 per cento dell’imposta.

I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.

Autore Albero
Anonimi
Inviato: 11/7/2011 13:32  Aggiornato: 11/7/2011 13:32
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Autore Albero
Anonimi
Inviato: 19/7/2011 20:08  Aggiornato: 19/7/2011 20:08
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Autore Albero
Anonimi
Inviato: 12/8/2011 23:26  Aggiornato: 12/8/2011 23:26
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